La sfida della transizione energetica
La sfida della transizione energetica

La sfida della transizione energetica

La consapevolezza sugli impatti generati dalle variazioni climatiche è cresciuta rapidamente negli ultimi anni. Secondo l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), le attività umane hanno già spinto le temperature oltre +1°C rispetto al periodo preindustriale e, senza intervenire con più incisività, le temperature supereranno i +1,5°C – soglia oltre la quale i cambiamenti generati sugli ecosistemi sono considerati irreversibili. Per contenere il riscaldamento globale, sarà necessario ridurre le emissioni fra il 40% e il 60% al 2030 e arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050.

In questo contesto, la profonda crisi socioeconomica scaturita dalla pandemia ha causato nel 2020 un calo del PIL globale pari a oltre -4,4% così come una contrazione complessiva del commercio, con significative ripercussioni anche sulla domanda di energia elettrica. Di conseguenza, nel 2020 le emissioni di CO2 a livello globale sono diminuite del -5,8%: la riduzione percentuale maggiore dalla Seconda guerra mondiale.

Questo ben rappresenta la complessità della sfida che abbiamo di fronte: raggiungere l’obiettivo di riduzione del 40/60% al 2030 e la net-carbon economy al 2050, in modo sostenibile anche da un punto di vista economico, è una sfida che riguarda tutti, a livello globale, sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo, e richiederà una profonda trasformazione dei sistemi produttivi e l’evoluzione di nuove tecnologie, non solo nel settore energetico, ma anche nell’industria, nei trasporti e nell’agricoltura.

L’Agenzia Internazionale per le fonti rinnovabili avverte che la pandemia rappresenterà un vero e proprio spartiacque per la transizione sostenibile del sistema energetico globale. Le scelte compiute per il rilancio delle economie nazionali, infatti, potranno contribuire all’accelerazione o all’arresto del percorso di transizione sostenibile intrapreso negli ultimi anni.

Proprio su questo fronte, l’Unione Europea si è dimostrata in prima linea, unendo a doppio filo l’erogazione delle risorse straordinarie a sostegno della ripresa economica con il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Le stesse ambizioni hanno guidato sia la programmazione quinquennale avviata con il Green Deal sia con il NextGeneration EU, contribuendo a definire una roadmap al 2030 per mobilitare oltre 1.800 miliardi di euro facendo leva su due parole chiave: sostenibilità e digitalizzazione.

Il panorama italiano dell’energia

L’Italia è stata il primo Paese occidentale a essere investito duramente dalla pandemia. Complici le restrizioni imposte fin da subito a livello nazionale e i lock-down prolungati, nel 2020, la domanda di energia elettrica è calata del 5,3% rispetto all’anno precedente, registrando una particolare flessione nei mesi iniziali. In questo lasso di tempo, le fonti rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38% del fabbisogno nazionale, ma il ruolo principale è stato svolto dalle fonti tradizionali, che hanno garantito l’adeguatezza, la sicurezza e la flessibilità necessarie alla copertura della domanda e alla fornitura dei servizi.

In Italia è il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) che regola gli obiettivi del Paese al 2030 per contribuire al raggiungimento delle ambizioni europee. In particolare, il PNIEC mira a dotare il Paese di fonti energetiche sicure e sostenibili, attraverso la definizione di priorità, l’adozione di tecnologie innovative e la garanzia di sicurezza e stabilità agli investitori, assicurando la loro piena integrazione nel sistema e la valorizzazione delle infrastrutture e degli asset esistenti. In questo contesto all’inizio del 2021, il Governo Draghi, si è dotato di un Ministero della Transizione Ecologica con deleghe alla gestione dei fondi europei destinati alla transizione energetica, all’applicazione degli Accordi di Parigi e alla mitigazione degli impatti ambientali dell’innovazione.

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